Il Popolo non è più Sovrano

(Caserta24ore) Con un referendum che ha registrato una affluenza di poco superiore al 20%, c’è da chiedersi se questa sia la direzione giusta o se invece i politici, le Istituzioni e i media non abbiano ben colto la delicatezza e la fragilità del momento. Alla valutazione (ex parte) per l’occasione mancata di aggiungere un importante tassello a una riforma della Giustizia tanto necessaria quanto attesa, si accompagna l’amarezza per la scarsa consapevolezza dell’importanza della partecipazione democratica, se pur veicolata da uno spiccato atteggiamento dissuasivo e deterrente di diverso conio. Non vi è forse memoria, nelle precedenti tornate referendarie, di un solo episodio analogo in cui vi sia stata una così scarsa premura informativa, che di fatto ha determinato l’elevata mancata conoscenza dei quesiti da parte della popolazione, che non è stata posta in condizione di esercitare una scelta consapevole ed informata. E questo è un fatto di per sé davvero preoccupante in una Società che possa dirsi davvero democratica, anche perché, in costanza di una esemplare informazione, ogni scelta sarebbe legittima e lecita (voto favorevole, voto contrario, astenuti). Non si può negare che il disagio della popolazione – soprattutto delle fasce più giovani – ben più intenso di qualsiasi crisi, abbia influito, in uno alla decisione di far votare la cittadinanza nel primo giorno festivo dopo la chiusura dell’anno scolastico, con seggi aperti per sole 16 ore, e di eliminare dai quesiti ammessi quelli sull’eutanasia e sulla cannabis, che avrebbero comportato una ben più ampia attrattiva al voto, siccome fortemente ‘sentite’ dalla popolazione. Non è cosa nuova la diffusa disaffezione alla cosa politica da parte dei cittadini, che oggi dismettono, una volta di più, la responsabilità della scelta e il diritto di contribuire alla costruzione di una Società diversa. È indice, in parte, della sfiducia comune nei confronti di una politica dalla quale il Popolo si sente sempre più estraneo, comodamente adagiato nel ruolo di spettatore passivo. È indice anche della totale mancanza di consapevolezza della forza della cittadinanza attiva, meglio la critica sterile che l’azione che richiede privazioni. Nei giorni scorsi, come sempre, Meritocrazia Italia ha scelto di fare la propria parte, promuovendo trasparenza e chiarezza, aprendo alla discussione e al confronto, e riportando l’attenzione sulla irrinunciabilità dell’opportunità e sul ruolo decisivo del cittadino. Nella consueta convinzione che il motore del cambiamento abbia trazione individuale. Perché è davvero tempo che la sovranità torni al Popolo, ma è anche tempo che, per essere Sovrano, il Popolo torni ad essere consapevole prima dei suoi Doveri, e solo successivamente dei suoi diritti. Non bisogna desistere né scoraggiarsi. La costruzione implica sempre sforzo e sacrificio, e chi oggi gioisce per il ‘non voto’ domani soffrirà delle medesime conseguenze. Quando il Popolo si disabitua alla partecipazione gode solo chi non ha interesse a premiare i MERITI. Proprio per questo motivo, con la consueta fiducia nelle Istituzioni, Meritocrazia Italia continua nel suo percorso di cittadinanza attiva, certa che la cittadinanza attiva vada alimentata giorno per giorno e che una seria riforma della Giustizia sia ancora possibile. I cittadini forse hanno perso la voglia ed il desiderio nell’interpretare il cambiamento, ma certamente non possono abdicare al bisogno di essere tutelati nei propri diritti fondamentali.
(da Meritocrazia Italia, Presidente Walter Mauriello