Gli astronomi cinesi non vogliono sentirsi soli nell’universo

(di Giuseppe Pace, già prof. di scienze naturali al Liceo Tecnologico “Transilvania”)
Appena giunto in servizio come docente di scienze naturali per conto del Maeci (Ministero affari esteri e cooperazione internazionale) italiano, al Liceo Tecnologico”Transilvania” di Deva, in Romania, vi frequentai anche la biblioteca dove lessi un libro ”Scienza amica mia”, scritto durate il regime di Nicolae Ceauscu e nella rivista “Vox Libri” della biblioteca judetiana di Hunedora, “O. Densusianu” vi lessi i “Personaggi illustri hunedoareni” come il paleontologo di Hateg. Sul n.2/2006 della rivista citata pubblicai “Esobiologia. La vita nell’Universo”. La città di Deva era ricca di persone colte e non era difficile inserirsi negli ambienti culturali là associati. Tra le persone conosciute ricordo: Grigor Hasa, Denis Toma, Paulina Popa, Valeriu Bargau, Mariana Pandaru, Victoria Stoloian, Dumitru Huruba, Dumitru Talvescu, Miron Tic, Dahamian Teodor, Maria Petrescu ecc.. Molti non erano nativi della judet Hunedoara e pochi, per non dire alcuno, dei miei colleghi liceali frequentava tali sodalizi culturali. La rivista Semne-Emia ha pubblicato 10 miei Canti fluviali (di 5 fiumi stranieri e 5 italiani) titolandoli canti universali, bontà loro. Ma vorrei scrivere in merito all’ultima scoperta della vita nell’universo da parte degli astronomi cinesi. La vita nell’Universo, oltre il pianeta Terra, esiste oppure no? Tra quelli che dicono che non esiste e addirittura sostengono che sono soldi sprecati quelli utilizzati per cercarla, ricordiamo il francese J. Monod, autore del best seller “Il caso e la necessità”. Invece la lista dei possibilisti è lunga e parte dalla notte dei tempi della cultura dell’Homo sapiens. Già le antiche civiltà degli Assiri, dei Babilonesi, degli Egizi, dei Greci e dei Romani non avevano trascurato la possibilità di poter trovare forme viventi extraterrestri. Solo che il termine extraterrestre richiama più l’attenzione dei magi che sono molti ancora ed il popolo stesso è, in gran parte, portatore ed espressione di cultura magica, alchimista e da oroscopo degli scienziati. In Star Trek, laserie televisiva di navigazione interstellare, invece, le ipotesi di vita e di luoghi adatti viene costantemente sperimentata sia pure fantasticamente ma su basi scientifiche. L’avvistamento di alieni o ufo da parte di questo o quello continua da millenni. Gli UFO tornano spesso dunque alla ribalta e sono più attuali che mai. Ed è che da quando il Pentagono ha ammesso lo scorso maggio di aver registrato almeno 400 avvistamenti di ‘oggetti volanti non identificati’ negli Stati Uniti dal 2004, il mondo intero è tornato a mostrare interesse per uno dei fenomeni che suscita maggiore curiosità . C’è qualcuno là fuori? Sono solo fenomeni naturali? O è il nemico che ci sta spiando? Intanto l’enorme telescopio cinese, “Sky Eye”, potrebbe aver raccolto segnali di tracce di una lontana civiltà aliena: il rapporto è stato pubblicato di recente e successivamente è stato cancellato dagli stessi scienziati cinesi. La notizia è rimbalzata sul canale telegram Science, che riporta un articolo di Science Alert. Gli astronomi della Beijing Normal University avrebbero scoperto “diversi casi di possibili tracce tecnologiche e civiltà extraterrestri dall’esterno della Terra”, secondo un rapporto pubblicato martedì (14 giugno) su Science and Technology Daily, il giornale ufficiale del Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese. I segnali sono stati rilevati dal radiotelescopio sferico ad apertura di cinquecento metri cinese (FAST), soprannominato “Sky Eye”, che è il più grande radiotelescopio del mondo. Sky Eye è stato messo al lavoro nel 2019 per scansionare lo spazio profondo alla ricerca di segnali radio che potrebbero indicare la vita extraterrestre; vagliando quei dati nel 2020, i ricercatori hanno affermato di aver individuato due segnali radio sospetti a banda stretta e potenzialmente artificiali. Poi, nel 2022, un’indagine mirata su esopianeti conosciuti ha trovato un altro strano segnale radio a banda stretta, portando il conteggio a tre. Poiché i segnali sono onde radio a banda stretta tipicamente utilizzate solo da aerei e satelliti umani, potrebbero essere stati prodotti da tecnologia aliena. Tuttavia, gli scienziati affermano che i loro risultati sono preliminari e dovrebbero essere presi con cautela fino al completamento dell’analisi. Sempre, nel procedere scientifico degli ultimi decenni, si adotta il principio di precauzione oltre che l’altro principio, altrettanto importante, di responsabilità di appartenenza alla specie Homo sapiens. La vita nell’Universo, oltre la Terra, ha un’alta percentuale di esistere perché lo suggerisce anche la statistica oltre che la biologia e la geologia. Esistono oltre il 15% di stelle planetarie solo nella Galassia, impropriamente detta nostra, forse la vecchia versione Via Lattea, era più fantasiosa. Il Sole è una delle stelle planetarie, posto a circa 30 mila anni luce dal centro della Galassia, che è a forma di spirale e distante da Andromeda (la extragalassia più vicina) 2 mln di anni luce. Gli ultimi radar telescopi ci hanno permesso di ricontare le stelle della Via Lattea fino a 200 mld, ad occhio nudo se ne contano ancora e sempre circa 6 mila. IL 22 c. m. sono stato invitato dall’Associazione Alumni di Padova per festeggiare, nell’Orto Botanico, gli 800 anni dalla fondazione dell’Università Patavina. Tra gli Alumni illustri vi sarà anche il vicentino di nascita, Federico Faggin, che è un Fisico (laureato a Padova nel 1965 col massimo dei voti) scopritore del microprocessore ed altri componenti elettronici basilari per la nostrana civiltà digitale o IV rivoluzione industriale. Faggin, da decenni, si è messo ad esaminare la Consapevolezza o coscienza, mediante anche il suo libro Silicio. Egli cerca nei fotoni (un fotone è la luce emessa da un quanto) della meccanica quantistica la Coscienza, che considera onnipresente nella materia. Dunque, da Fisico, è più aperto di noi naturalisti e biologi concentrati più sulla materia organica vivente e non in quella inorganica anche. Una cosa ci accomuna però: la constatazione che l’intelligenza artificiale è fredda, cioè senza anima calda. Io cerco, nel mio piccolo, la Consapevolezza, oltre che nella complessità del cervello umano e dei suoi strati dove si depositano ricordi. Essi sono profondi nelpaleoencefalo, medi nel mesencefalo e superficiali o recenti nel neoencefalo. Però cerco di carpire segreti anche dalla memoria ancestrale dell’acqua, in primis del fiume Lete, che la rivista romena citata l’ha notato più di altri, soprattutto indigeni politicizzati. Sulla memoria del neoencefalo si è cimentato anche il mio Prof. di Sociologia dell’Università di Padova, S. Acquaviva, che scrisse saggi in merito. Egli mi fu tra i docenti al corso biennale postlaurea di Ecologia Umana, frequentato all’università patavina, la laurea in scienze naturali l’avevo conseguita già all’Università, Federico II, di Napoli, che festeggia, tra 2anni, i suoi primi 800 anni. La memoria dell’Homo sapiens non è poca cosa per tentare di capire chi siamo nell’Universo. Essa è connessa alla cultura che produciamo ed elaboriamo e che non deriva come una sorta di cordone ombelicale dalla natura, come molti continuano a supporre perché non usano il linguaggio non opinabile della matematica. Lo voglio ribadire con l’equazione che segue (oltre ad averla inserita nel mio ultimo saggio “Canale di Pace”, Amazon,libri.it) . Premesso che per Ambiente (A) intendo, non da solo, l’insieme di Natura (N) e Cultura (C) ne consegue che A=N+C; da cui ricavo che C= A-N. Ma allora la cultura con la natura sta come cavolo a merenda? Si è proprio così e noi siamo figli delle stelle. Di questo pare che anche gli astronomi cinesi ne siano coscienti e lo dicono con prudenza al mondo in una delle ultime scoperte, prima citata. Se nell’Universo esistono altre civiltà non è detto che abbiano una cultura analoga alla nostra (unica ed obiettiva se scientifica e multiforme e varia multipla se è umanistica). A queste nuove civiltà extraterrestre, saggi e filmati fantascientifici suggeriscono di contattarle o essere contattati non con le braccia aperte e senza alcuna riserva, porgendo loro l’altra guancia in modo pacifico, ma neanche in modo avverso, basta il principio di precauzione, che è tipico del procedere scientifico. Esso ha anche insito quello di responsabilità di specie, risultato di una lunga storia naturale con l’evoluzione biologica e una breve storia sociale o culturale che con nell’ambiente globale e la digitale pare stia subendo un rilancio sempre più sorprendente!