Teano. Cristian è morto. Domani lo ricorderà un bel film di Nando De Maio

(di Paolo MESOLELLA) TEANO “Potete chiamarmi Rochy”. Cristian aveva 24 anni, non parlava, non mangiava, non beveva, non poteva muoversi, tantomeno camminare. Da quando, 14 anni fa aveva scoperto di essere malato di Sla trascorreva la sua vita a vedere film in televisione o al computer, ma soprattutto sognava di diventare Rambo, di correre per le strade e di amare, come tanti altri giovani come lui. Ai suoi tanti amici aveva confidato il suo amore per il cinema e per la boxe. Il suo sogno di fare cinema, poi è diventato una realtà: due anni fa, è nato il film “Lotta per la vita” girato a Teano, la sua città natale, all’ospedale e al Liceo Foscolo che ha frequentato prima di scoprire la malattia, la Sclerosi Laterale Multipla. La notte scorsa, Cristian, a causa di un’insufficienza respiratoria è morto. Poco dopo aver registrato un breve video da trasmettere durante la proiezione del suo film sul Loggione di Teano, Venerdì 1 luglio, alle ore 20.30. Quello che doveva essere un momento di riconoscenza per Cristian, è diventato un momento per ricordarlo ed apprezzarne il talento. Un ragazzo straordinario. Cristian non parlava. ma affascinava chi gli stava vicino con le sue parole scritte a mano sulla tastiera del computer o sul cellulare. Le sue parole poi sono diventate l’ intensa scenografia di un film che ripercorre i momenti più difficile della sua vita.
Grazie al registra napoletano Nando De Maio infatti Cristian aveva scritto la sceneggiatura di un film che racconta la sua vita. Una troupe cinematografica è venuta a Teano e ha girato nel cortile del Liceo Foscolo alcune scene con l’attore Davide Forlì nel ruolo di Cristian. Cristian Boragine infatti aveva deciso di affrontare la sua sfida contro la SLA che da anni lo costringeva sulla sedia a rotelle e lo debilitava nel fisico, affrontando la malattia con la caparbietà di Rocky Balboa, il suo film preferito. Il film “Lotta per la vita” è certamente un bel film perché trasmette un messaggio positivo che può aiutare altre persone a non arrendersi, ma a sperare e lottare contro il male fino in fondo. Un’opportunità, una lezione di vita per i ragazzi che spesso vivono la loro vita in un mondo virtuale, nella rete, ma fuori della realtà. Un’occasione per confrontare tra loro due mondi diversi: quello dei “sani” con quello di chi ha una malattia difficile da sopportare. Due anni fa abbiamo chiesto a Cristian di raccontarci la sua esperienza di disabile. E Cristian ha scritto sulla tastiera del suo computer:
”La disabilità fa paura. Non avrei mai pensato che un giorno sarei diventato diverso da tutti gli altri. E’ stata la vita a deciderlo. Non io. Ricordo che all’asilo avevo un’amica sulla sedia a rotelle e i miei compagni ridevano di lei mentre io pensavo che eravamo tutti uguali, anche con la sedia a rotelle. Poi all’improvviso, tra il 21 ed il 23 marzo del 2004 la malattia, mancavano solo tre giorni al mio compleanno. I medici all’inizio non capirono che malattia avevo, poi scoprirono che avevo la Sclerosi Laterale Amiotrofica, la SLA.
Io facevo sempre più fatica a camminare e dovetti prendere il passeggino e utilizzare la sedia a rotelle. La cosa che mi manca di più e che desidero di più, è correre. Ma ho dovuto accettare la sedia a rotelle. Ricordo un esame in particolare: mi misero tanti aghi sul viso e provai tantissimo dolore. Non ho mai provato tanto dolore in vita mia!. Questo mi ha fatto tanto male, fuori e dentro di me. Ancora oggi, se penso a quel esame, mi vengono gli incubi. Prima avevo tanti amici ed amiche: ma dopo la malattia non ho visto più nessuno. Ad un certo punto ho lasciato la scuola, perché ho provato la sensazione che i miei compagni mi ignorassero. In mezzo a tanti amici, del resto, mi sentivo solo. Mi fa soffrire la solitudine, la mancanza di amici e dell’amore. E ci sono anche i ricordi a farmi soffrire: vedo le mie foto da bambino mentre correvo e mi sento male. La gente non capisce la situazione in cui mi trovo. Non sa come soffro, ogni giorno. A volte vorrei ritornare ad essere di nuovo piccolo per un minuto. Vorrei tornare a sentire cosa si prova ad essere felice per un minuto. E sono 18 anni che desidero di esserlo. Anche i sogni mi fanno stare male. Sogno la ragazza che vorrei e che non ho. La mia malattia, il mio aspetto fisico, non mi aiutano a realizzare questo mio desiderio.
Ciò nonostante dico che bisogna amare la vita perché non si può sapere cosa può succedere. Bisogna lottare. La vita infatti, può essere molto crudele anche se non avete fatto nulla di male. Non importa quanto sei alto o basso, ricco o povero. La cosa importante non sono le cose materiali, ma è la vita. Siamo tutti uguali. Io sembro diverso, perché sto sulla sedia a rotelle, ma sono come voi”. Il suo racconto è triste, ma Cristian era un ragazzo positivo. Delle cose, delle situazioni, coglieva sempre il lato migliore. Qualche anno fa era anche ritornato a scuola. Ritornare tra i banchi per lui non era più possibile ma dall’altra parte della cattedra, dava testimonianza diretta, ai suoi compagni e ai suoi insegnanti di entusiasmo. “Il mio sogno, diceva, era quello di fare il regista, poi quello di diventare attore; con un mio amico ho aperto un piccolo cinema, in una vecchia chiesa, dove poter vedere i film che mi piacciono, un piccolo “Cinema Paradiso”. Domani, venerdì 1 luglio,, grazie al suo amico regista Nando De Maio e all’attore Salvatore Misticone, quello di Benvenuti al Sud, il sogno di Cristian, lo vedremo realizzato. Cristian nelle scuole
Cristian non parla, ma affascinava gli studenti quando entrava nelle scuole e parlava di quanto sia bello vivere, per chi è affetto dalla malattia. A Teano, a Sparanise, a Vairano, a Capua, a Caserta con le sue parole scritte a mano sulla tastiera del computer e proiettate sul muro, Cristian dialogava con centinaia di giovani studenti. E’ stato lui stesso, Cristian, a chiedere alle sue professoresse di incontrare gli studenti, dopo quattro anni di assenza da scuola, a causa della malattia, per raccontare loro la sua vita. Cristian non aveva timore di lasciare il suo messaggio di coraggio a tanti studenti confusi e delusi da falsi miti. La diversità, spiegava, fa paura e ci vuole un grande coraggio, per entrare nelle scuole ed incontrare centinaia di studenti e parlare di sogni e di progetti, quando tutto, il fisico e l’aspetto, non lascia tante speranze. Cristian ci ha insegnato che la disabilità è una ricchezza che ci fa riflettere, anche se non tutti riescono a capirlo fin in fondo. Cristian, domani mattina alle 10, dopo il rito funebre se ne andrà , ma ci lascerà la sua testimonianza di vita, sul loggione alle ore 20.30. il film “Lotta per la vita”. Non ci poteva essere coincidenza migliore per ringraziarlo.