Tribuna Politica. Risorgimento Socialista, lista Unione Popolare

Caduto il governo tecnocratico, che ha mancato entrambi gli obiettivi che dichiarava di prefiggersi (vale a dire il superamento dell’emergenza pandemica, oggi occultata ma tutt’altro che risolta, e la redazione/attuazione di un PNRR ancora in alto mare), Risorgimento Socialista non poteva rassegnarsi al ruolo di spettatore di un confronto ridotto a “singolar tenzone” fra due schieramenti tanto distanti fra loro in apparenza quanto speculari e sovrapponibili sul piano dell’ideologia e delle politiche concrete.
Ritroviamo da una parte una destra dichiarata, che mira a smantellare il prima possibile le poche misure a favore dei ceti deboli introdotte in questi ultimi anni (a partire dal Reddito di Cittadinanza, per non parlare del rifiuto categorico di una misura di civiltà qual è il salario minimo) al fine di dirottare i finanziamenti sul padronato (incentivi alle imprese, Flat tax incostituzionale ecc.), svelando la propria impostazione classista e reazionaria, dall’altra una destra dissimulata imperniata sul Partito c.d. Democratico che, al netto di un’ingannevole narrazione “progressista”, si presenta come il fidato garante dello status quo e degli interessi delle lobby sovranazionali e, non a caso, ha cercato di dar vita a un’accozzaglia elettorale al cui interno avrebbe trovato posto un po’ di tutto, eccezion fatta per gli ideali che un tempo si dicevano “di sinistra”. Il programma del PD si risolve difatti nell’Agenda Draghi, edizione riveduta e corretta della lettera-diktat spedita nel 2011 dall’allora neodirettore della BCE a un esecutivo giudicato inaffidabile: la ricetta per l’Italia prevede i soliti ingredienti, e cioè privatizzazioni selvagge, precarizzazione del lavoro, innalzamento dell’età pensionabile e una ripresa delle politiche di austerità (per i poveri naturalmente). In questa narrazione dualistica residua poco spazio per gli altri contendenti, a meno che non si tratti di pubblicizzate vie di mezzo fra le due “opposte” coalizioni, come quella guidata dai gemelli diversi Calenda e Renzi, entrambi liberisti doc e perciò promossi a terzo polo in barba alle intenzioni di voto (dei 5Stelle che, a fronte degli innumerevoli errori commessi, qualche merito ce l’hanno si parla solo per dirne peste e corna: non sono abbastanza allineati per gli standard attuali).<br />Sia Fratelli d’Italia che il PD condividono un atlantismo supino e “radicale”, che sacrifica i bisogni e l’indipendenza del Paese, oltre alla stessa Costituzione, sull’altare delle ambizioni imperiali statunitensi; un UEropeismo – sbandierato o pragmaticamente accettato – che con l’idea di civiltà e solidarietà europee non ha nulla a che spartire; una totale indifferenza, ai limiti del “razzismo”, nei confronti dei ceti disagiati, che pure costituiscono larga parte del corpo elettorale cui centro-destra e “campo largo” (o ristretto) si appellano suadenti. Cambiano le frequentazioni, i toni, i decibel e il lessico, ma la sostanza è la stessa: come dimostra l’atteggiamento bellicoso assunto per conto terzi sulla vicenda ucraina senza tenere in alcun conto l’opinione della maggioranza degli italiani, per queste forze la cura degli interessi del nostro Paese rientra fra le “varie ed eventuali” e l’obbedienza cieca agli ordini dei padroni d’oltreoceano val bene il rischio di una guerra nucleare che potrebbe desertificare il continente.
Risorgimento Socialista si batte e si batterà sempre per l’edificazione di una società egualitaria, caratterizzata dalla tutela intransigente dei diritti dei lavoratori, dalla gestione pubblica dei servizi essenziali, da una marcata progressività impositiva e da un pacifismo e un ambientalismo adulti: il Paese che vogliamo non può essere succube di un’alleanza offensiva spudoratamente spacciata per “difensiva” né di un’Unione tanto poco “europea” da aver ridotto alla fame il popolo che per primo ha pronunciato la parola Europa.
Il nostro auspicio di costruire, sul modello francese, una grande federazione delle Sinistre popolari che, dialogando con il Movimento 5Stelle, potesse competere alla pari con le forze sistemiche non si è avverato, perciò abbiamo reputato che la scelta migliore fosse quella di aderire al progetto di Unione Popolare, nel cui programma pienamente ci riconosciamo. Non è solo comunanza di visione politico-sociale: il nostro è anche sincero apprezzamento per gli sforzi fatti da UP per presentare una proposta unitaria e realmente alternativa all’esistente. La raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste è stato un primo successo nient’affatto scontato, di cui va dato merito ad attivisti che per passione e senso di responsabilità hanno rinunciato a ferie e riposo estivi; nel mese che ci separa dalle elezioni i candidati, i dirigenti e i militanti di Risorgimento Socialista si impegneranno, al fianco dei compagni di Rifondazione Comunista, PaP e DeMa, affinché un costruttivo messaggio di speranza giunga agli orecchi e ai cuori dei cittadini. (comunicato inviato da Norberto Fragiacomo
Coordinatore regionale di RS e candidato al Senato della Repubblica per la lista Unione Popolare).