La missionaria suor Maria vittima del conflitto in Mozambico

(Caserta24ore- Agenzia DIRE) Gaboardi: aiutava gli sfollati, ci infondeva speranza – “Era una persona in pace con se stessa e con il mondo e ci infondeva sempre speranza, pur nella consapevolezza del fatto che lo sfruttamento del gas naturale ha acceso in Mozambico un nuovo conflitto”: Elena Gaboardi, missionaria laica originaria di Lodi, condivide con l’agenzia Dire il ricordo di suor Maria De Coppi. L’ultimo incontro tra le due risale al maggio scorso. “Ci siamo viste tante volte anche perché la sua missione, quella di Chipene, era vicina alla nostra, sulla via del fiume Lurio e del nord” la premessa di Gaboardi. “Ci fermavano a dormire lì nella parrocchia, dove peraltro già da tempo erano cominciati ad arrivare gli sfollati in fuga dalle zone più colpite dal conflitto tra ribelli e militari”. Originaria di Lodi, Gaboardi è rientrata in Lombardia dal Mozambico un mese fa. Presto ripartirà come missionaria per la Repubblica centrafricana, portando con sé una citazione del biblista gesuita Silvano Fausti, condivisa più volte da suor Maria: “Di giorno quando ci sono astri grandi come il sole quelli piccoli scompaiono; quando invece gli astri grandi di notte si fanno da parte si palesano quelli piccoli, che sono luminosi”. Gaboardi dice che la comboniana era proprio così, “luminosa come le stelle su Chipene”. “Era arrivata per la prima volta in Mozambico nel 1963, in nave, viaggiando per 31 giorni” ricorda. “La sua missione è poi sempre rimasta aperta, durante e dopo la guerra civile che contrappose il Frente de Libertacao de Mocambique e la Resistencia Nacional Mocambicana a seguito dell’indipendenza dal Portogallo nel 1975”.
L’impegno di vicinanza a chi soffre non era venuto meno dopo la firma degli accordi di pace del 1992, peraltro mediati a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio. “Era sensibile ai bisogni delle persone sfollate”, ricorda Gaboardi, “e si è sempre prodigata per garantire assistenza materiale e morale senza tirarsi mai indietro”. Le incursioni dei nuovi ribelli, a volte individuati con il nome “Shabaab” ed etichettati come “islamisti”, si sono fatte frequenti nel nord del Mozambico e in particolare nella provincia di Cabo Delgado a partire dal 2017, in coincidenza con l’avvio dei lavori per lo sfruttamento di giacimenti di gas offshore dei quali sono concessionarie multinazionali come l’americana Exxon Mobil, la francese Total Energy e l’italiana Eni. Secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), “violenze di gruppi armati insieme con il manifestarsi di calamità naturali hanno finito per costringere oltre un milione di persone a lasciare le proprie case nel nord e nel centro del Mozambico”. In una nota diffusa a fine agosto dell’ente delle Nazioni Unite si precisa che “agguati recenti” nelle regioni settentrionali hanno causato l’ulteriore sfollamento di oltre 83.900 persone.